TENORES DI BITTI (13 LUGLIO)

Giovedì 13 Luglio Villa de Villa Dolianova #streetbooks2017
H 19:30 “DELEDDA, una vita come un romanzo” (Donzelli editore) di e con Luciano Marrocu , interviene Vincenzo Soddu , legge Manuela Piras
H 21:00 APERITIVO Street Books
H 21:30 Tenores di Bitti “Mialinu Pira” in CONCERTO Omar Bandinu, Marco Serra , Bachisio Pira e Arcangelo Pittudu

DELEDDA, una vita come un romanzo”
In un giorno d’ottobre del 1899, una giovane donna, scrittrice non ancora famosa, arriva a Cagliari, festeggiata ospite della direttrice di una rivista femminile. Nel corso di un blitz durato poche settimane incontra l’uomo della sua vita, lo sposa e con lui si trasferisce a Roma, dove vivrà il resto dei suoi anni. Appena giunta a Cagliari, nessuno sospetta che questa timida ragazza abbia davanti a sé una luminosa carriera letteraria: nel giro di qualche decennio diventerà la prima (e unica) scrittrice italiana a ricevere il Premio Nobel. Così inizia questa biografia di Grazia Deledda, che attraverso la ricerca saggistica e l’evocazione romanzesca trova, tra le pieghe della fitta corrispondenza deleddiana, l’immagine di una donna in continuo movimento tra creazione letteraria, desiderio di autoaffermazione, amori (soprattutto epistolari, ma non per questo meno infelici), tentativi di distacco dalla città dove è nata, Nuoro, e da un ambiente che giudica raggelante e provinciale…

Tenores di Bitti “Mialinu Pira”
Il canto a tenore del centro della Sardegna è uno stile vocale di grande fascino. Immediatamente riesce a suonare primitivo e forte. Non a caso si pensa che abbia avuto origine in epoca primitiva dall’imitazione della natura: le quattro voci che compongono il coro altro non sarebbero che il muggito del bue, il belato della pecora ed il suono del vento. Opportunamente armonizzati e dotati di testi poetici di secolare bellezza. L’uso gutturale delle voci e i tipici canti d’intonazione, poi, rendono inconfondibile e di grande impatto questa arte millenaria. Una magia della voce umana.

Il canto è realizzato da quattro voci maschili: ‘oche, mesu ‘oche, bassu e contra; le ultime due caratterizzano fortemente il canto con il loro suono gutturale dal sapore ancestrale. I testi dei canti profani narrano storie di pastori solitari, a stretto contatto con la natura; quelli sacri esprimono la devozione verso i santi locali e celebrano con solennità le principali cerimonie religiose dell’anno liturgico.

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